98 (MP6) – A.S.D. Vespa Club Panormus ::. Via Isidoro La Lumia, 79

1946 - 98 (MP6)

Nel febbraio 1946, constatata l’affidabilità delle soluzioni adottate attraverso il collaudo dei sei primi prototipi, i tecnici Piaggio – capeggiati da d’Ascanio – impostarono il progetto definitivo da riprodurre in serie. La mancanza di presse adeguate, tuttavia, non consentiva di provvedere allo stampaggio della scocca in stabilimento, costringendo Piaggio ad affidarsi a ditte esterne. In attesa di trovare una soluzione, fu avviata a Pontedera la costruzione di un primo lotto di Vespa, definito “Serie Zero”: si trattava di una partita di esemplari costruiti con tecniche artigianali, con scocca ottenuta mediante ribattitura manuale. Il lotto sarebbe dovuto essere di sole 20 unità ma, a causa del ritardo nell’individuare la ditta esterna adatta allo stampaggio, si dilatò a circa 60 esemplari. Fu solo in seguito all’accordo con l’Alfa Romeo (aprile 1946) che giunsero in fabbrica i primi stampati, che consentirono l’inizio della produzione di serie. Nel frattempo, il 24 marzo la Vespa aveva fatto la sua prima uscita ufficiale alla Mostra della Meccanica e della Metallurgia di Torino, dove fu addirittura possibile provarla su strada; pochi giorni dopo, il 29, fu la volta del debutto nella Capitale, al campo da golf dell’Acquasanta, alla presenza di stampa e autorità. Il 23 aprile 1946 fu depositato presso l’Ufficio brevetti di Firenze il Modello di Utilità n° 25.546 per una Motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica, un primo tentativo di tutelare Vespa dalle imitazioni, di lì a breve seguito da una serie di brevetti specifici per i paesi esteri. A dispetto di una richiesta fin da subito soddisfacente, il primo anno di vita di Vespa fu per Piaggio assai problematico a causa delle grandi difficoltà di approvvigionamento di materie prime. Ciò nonostante, fin dall’inizio dell’anno Enrico Piaggio diede disposizioni perché la fabbrica si organizzasse per produrre 5000 esemplari del nuovo veicolo. Alla fine dell’anno gli esemplari completati furono 2484. È interessante sottolineare come, contrariamente a quanto riportato da molta bibliografia, essi non furono tutti caratterizzati dalla cilindrata di 98 cc: 137 veicoli si distinguevano infatti per l’adozione di un motore 125, montato sulle Vespa destinate all’esportazione in paesi dove – a differenza di quanto avveniva in Italia – la cubatura superiore del propulsore non comportava alcun gravame fiscale (la prima Vespa 125 sarebbe comparsa sulle strade italiane due anni più tardi, nel 1948). Questo dimostra come Enrico Piaggio, pur oberato da problematiche relative alla produzione, inseguisse fin dal principio il sogno di vendere la Vespa in tutto il mondo: alcuni documenti comprovano infatti come già nel 1946 essa avesse toccato, oltre al vicino suolo svizzero, anche i lontani paesi oltreoceano degli Stati Uniti e del Sud America. La Vespa fu proposta in due differenti versioni : “Lusso” e “Normale”. La seconda si distingueva dalla prima per il manubrio verniciato e non cromato, per i listelli d’appoggio alla pedana in profilato Dural privo di guarnizione in gomma e per la sella in pegamoide invece che in pelle. Al momento del lancio sul mercato le due differenti versioni furono rispettivamente proposte al costo di 61000 e 55000 lire (imballaggio e IGE esclusa). A fine 1946 fu sospesa la produzione del tipo “Normale”: Piaggio constatò infatti che non serviva una versione economica per incentivare le vendite. La difficoltà risiedeva piuttosto nella produzione: il difficile reperimento delle materie prime portò infatti a un’impennata dei costi del prodotto finito, tanto da portare il prezzo della Vespa a ripetuti aumenti nel corso dei mesi successivi. Il modello esposto al Museo Piaggio è dotato di un motore tipo 98 prodotto nell’ottobre 1946.

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