1946 - Vespa sperimentale MP6

Nella primavera del 1945 Enrico Piaggio, pur avendo dato disposizione per la costruzione di cento MP5 “Paperino”, non ancora del tutto convinto del progetto di Spolti, sollecitò l’intervento di Corradino d’Ascanio. Il geniale tecnico, che marginalmente aveva contribuito alla progettazione del “Paperino” (nello studio di un cambio automatico in principio previsto) era tuttavia poco incline a ricoprire un ruolo subordinato e richiese la possibilità di mettere mano a un progetto del tutto nuovo. D’Ascanio, che non si era trasferito a Biella in seguito agli eventi bellici, iniziò ad abbozzare i primi schizzi del progetto in un piccolo insediamento a Fornacette, vicino a Pontedera, dove nel 1945 si era provvisoriamente spostato l’Ufficio Tecnico Progetti. Nel nuovo studio, siglato MP6, decise per prima cosa di sopprimere il tunnel centrale, introducendo il cambio in linea, soluzione che permise di eliminare la catena, rendendo il motore un complesso unico con la ruota posteriore. Al posto della forcella tradizionalmente impiegata nelle motociclette, ne adottò una monotubo a sbalzo in grado di consentire, in caso di foratura, la veloce rimozione del pneumatico: una soluzione di chiara derivazione aeronautica, ampiamente utilizzata nei carrelli di atterraggio dei velivoli.
Per agevolare la guida introdusse il cambio al manubrio, un congegno che avrebbe consentito al guidatore di staccare la frizione e cambiare marcia con una sola mano, intuizione che Piaggio avrebbe provveduto a depositare come brevetto il 23 luglio 1946. Preparati i primi bozzetti, d’Ascanio si recò alla caserma “Poma” di Biella, dove risiedeva l’Ufficio Tecnico Progetti decentrato, per interfacciarsi con i disegnatori e i tecnici che avrebbero sviluppato il progetto nel dettaglio. Nell’officina di Vigliano Biellese, nel mese di settembre, il prototipo fu sottoposto alle prime prove su strada nella salita che da Biella conduce a Oropa. A differenza del “Paperino”, che per il raffreddamento del motore contava su un sistema a circolazione forzata mediante ventola fissata al volano, nel primo esemplare sperimentale di MP6 si fece affidamento sul solo raffreddamento dinamico. I tecnici pensavano infatti che grazie alla posizione laterale del motore fosse sufficiente aprire delle feritoie sul cofano. Il raffreddamento si dimostrò in realtà quasi inesistente a causa dell’ampio scudo, che impediva all’aria di lambire il motore del veicolo in corsa.
Dopo diverse modifiche, fu deciso di introdurre sul volano un disco con alette in grado di produrre una corrente d’aria, a notevole beneficio del funzionamento del propulsore.
Nel gennaio 1946, con il rientro delle maestranze dal Piemonte, furono costruiti presso lo stabilimento di Pontedera altri cinque esemplari sperimentali leggermente differenti tra loro e sempre più vicini alla versione immessa in seguito in commercio.

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